È mia convinzione che, per costruire una leggenda, le parole e il comportamento contino quanto i colpi giocati e sia proprio questa la differenza tra chi conquista successi straordinari e chi entra davvero nell’Olimpo dello sport.
Un esempio molto chiaro arriva dal golf spagnolo e mette a confronto due fuoriclasse assoluti come José María Olazábal e Sergio García.
Olazábal ha vinto due Masters, sei tornei sul PGA Tour e oltre venti sul circuito europeo. García ha conquistato un Masters, undici vittorie sul PGA Tour e sedici sul DP World Tour. Due carriere straordinarie, costruite su talento purissimo, colpi memorabili e indimenticabili come il putt di José Maria alla diciassettesima buca di Muirfield Village che ha praticamente consegnato la prima storica vittoria della squadra europea di Ryder Cup in suolo americano o il colpo di un diciannovenne Sergio capace di spedire la palla in green alla sedici di Medinah da dietro o per meglio dire da dentro un albero.
Eppure la considerazione che il pubblico ha dei due è diversa, non tanto per ciò che hanno fatto sul campo ma per il modo in cui si sono comportati fuori dal campo.









