Indice dei contenuti
- 1 Christian, che esperienza è stata vivere il The Open dal vivo?
- 2 Qual è stata la tua prima impressione arrivando al Royal Portrush?
- 3 C’è stato un colpo o un momento particolare che ti ha colpito?
- 4 Hai notato differenze tra l’atmosfera del golf e quella del calcio?
- 5 Da sportivo, cosa ti colpisce della gestione mentale dei golfisti nei momenti di difficoltà?
- 6 E tra calcio e golf, vedi qualche somiglianza?
- 7 Se dovessi raccontare questa esperienza con una sola parola, quale sceglieresti?
Dalle emozioni vissute sui più grandi palcoscenici del calcio mondiale alle atmosfere magiche del Royal Portrush. Christian Panucci, ex difensore di Roma, Milan e Real Madrid, oggi grande appassionato di golf, ha vissuto da spettatore privilegiato la 153ª edizione del The Open Championship. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare questa esperienza unica.
Christian, che esperienza è stata vivere il The Open dal vivo?
“Devo dire che è stato davvero emozionante. Ho preso e sono partito proprio per godermi questa esperienza dal vivo. Due anni fa sono stato ad Augusta, ed è stato qualcosa di straordinario: anche qui ho vissuto delle emozioni uniche, l’atmosfera, il campo, il pubblico…la mia vista sportiva mi ha regalato dei momento altrettanto emozionanti ma quello che mi hanno trasmesso queste due esperienze è qualcosa che porterò sempre nel cuore.”
Qual è stata la tua prima impressione arrivando al Royal Portrush?
“Appena arrivato mi sono trovato davanti uno spettacolo da brividi. Un links meraviglioso affacciato sulla costa, con il mare sullo sfondo… sembrava di essere in un sogno. Il Royal Portrush è un campo che ti cattura subito, tutto organizzato alla perfezione, tribune grandissime, piene di persone, bambini, adulti, ragazzi, l’erba curata nei minimi dettagli, sport allo stato puro.”
C’è stato un colpo o un momento particolare che ti ha colpito?
“Sì, ero alla buca 13, sulle tribune vicino al green, e ho visto l’unica hole in one dell’inglese John Parry, un colpo perfetto, con una precisione incredibile. Poi ho seguito Molinari e il mio amico Guido Migliozzi, ho fatto qualche buca con lui poi l’ho lasciato al suo gioco.”
Hai notato differenze tra l’atmosfera del golf e quella del calcio?
“Assolutamente sì. C’erano tantissime persone, soprattutto nelle buche finali, e sono rimasto colpito dalla compostezza del pubblico, dal grande rispetto che si respira a bordo campo, una cosa molto diversa rispetto a quello che si vive negli stadi di calcio. Nessuna esasperazione, solo passione autentica. È un’esperienza che mi ha insegnato molto, soprattutto da ex calciatore che arriva da ambienti dove a volte la civiltà viene un po’ meno.”
Da sportivo, cosa ti colpisce della gestione mentale dei golfisti nei momenti di difficoltà?
“Sono sincero, io vado anche per questo, e devo dire che la tenuta mentale dei golfisti è incredibile. Ho visto Scottie Scheffler che dopo un doppio bogey, ha fatto due birdie consecutivi, sono dei fuoriclasse, si resettano subito, ripartono, non si demoralizzano mai. È una forza mentale che nel calcio si vede meno spesso.”
E tra calcio e golf, vedi qualche somiglianza?
“Sì, c’è una componente molto simile: l’entusiasmo, la concentrazione, il saper restare lucidi nei momenti decisivi. Anche nel calcio si deve sempre stare sul pezzo, a volte si commettono degli errori che possono risultare decisivi e la forza li è nel reagire subito e dimenticare in fretta, ma nel golf il livello di attenzione richiesto è ancora più estremo.”
Se dovessi raccontare questa esperienza con una sola parola, quale sceglieresti?
“Entusiasmante”








