Nel panorama golfistico italiano, gli Italian Golf Awards rappresentano un appuntamento imperdibile, un momento di celebrazione per i protagonisti di questo sport e un’occasione per riflettere sulla crescita e l’evoluzione del movimento golfistico nazionale.
Dalle performance straordinarie degli atleti, ai circoli che si distinguono per innovazione e accoglienza, fino alle personalità che contribuiscono a rendere il golf sempre più accessibile e appassionante: gli Italian Golf Awards sono molto più di una semplice premiazione, sono uno specchio della vitalità del nostro sport.
Ma com’è nata questa iniziativa? Quali sfide ha affrontato nel tempo e quali sono le prospettive per il futuro? Ne abbiamo parlato con Donato Giordano Ala, giornalista e ideatore di questo prestigioso riconoscimento, per scoprire il dietro le quinte dell’evento che ogni anno accende i riflettori sul meglio del golf italiano.
Come è nata l’idea degli Italian Golf Awards?
Prima di tutto, vorrei ringraziarti e dire subito che Golf Magazine è il nostro media partner ufficiale, e di questo ne siamo felicissimi. È un rapporto iniziato molto bene e che sicuramente continuerà nel futuro. Per quanto riguarda l’idea degli Italian Golf Awards, è qualcosa che mi porto dentro da vent’anni. All’epoca volevo creare qualcosa di grande, di impattante. Ricorderai che era il periodo del Galà del Calcio, in cui si trasmetteva molto calcio in televisione, con canali dedicati. Ho partecipato a uno degli eventi di allora e mi è venuta l’idea: perché non fare qualcosa di simile per il golf? Allora c’erano sponsor, c’era molta attività, quindi ho proposto il progetto alla Federazione e ne ho parlato con Franco Chimenti. Ma vent’anni fa non era il momento giusto. Poi è arrivata la pandemia, e lì ho capito che il tempo era maturo. Non volevo puntare subito su qualcosa di televisivo o eccessivamente strutturato, ma costruire un percorso. Durante il Covid ho riparlato dell’idea con Chimenti: ci siamo incontrati a Milano, nel suo albergo preferito, il Principe di Piemonte. Eravamo solo noi due, visto che tutto era chiuso. Io potevo viaggiare in quanto giornalista, lui per il suo incarico federale. Abbiamo discusso a lungo, e lui si è detto entusiasta. Mi ha confermato che questo progetto aveva il potenziale per diventare qualcosa di molto importante. Ho quindi organizzato la prima edizione in modo molto semplice, presentandola durante un convegno della ITC. All’inizio c’era scetticismo, ma vedevo negli occhi delle persone una curiosità, la sensazione che potesse funzionare. E, anno dopo anno, sta crescendo, dando grandi soddisfazioni. Sono sicuro che il futuro riserverà ancora molte sorprese.
Quale obiettivo principale vi siete posti con questa iniziativa?
Intanto è un progetto senza fini economici, ma con grande valore. Nessuno paga per partecipare, perché il nostro obiettivo non è economico. Piuttosto, vogliamo dare visibilità al mondo del golf e, soprattutto, a quelle persone che vi lavorano dietro le quinte e che, a parte alcune figure di spicco, raramente ricevono il giusto riconoscimento. Vogliamo valorizzare le professionalità del settore, rendere queste persone partecipi e far capire loro che c’è qualcuno che le osserva e le apprezza. In questo senso, il progetto rappresenta un attestato di riconoscimento, qualcosa che si può esporre nel proprio ufficio o spazio di lavoro con orgoglio. Ecco perché abbiamo voluto dare vita agli Italian Golf Awards, per celebrare chi ogni giorno contribuisce alla crescita del golf, spesso senza ricevere la visibilità che merita.
Come sono cambiati gli Italian Golf Awards dalla loro prima edizione? Ci sono stati momenti particolarmente significativi nel corso degli anni?
Il primo anno è stato, come dicevo prima, un anno di transizione. Io credevo molto in questo progetto e grazie ai social e alla comunicazione siamo riusciti a farlo conoscere sempre di più. L’Italia del golf è ancora in crescita, e il format iniziale è cambiato proprio dopo il primo anno. Ti racconto un episodio chiave che ha segnato questa trasformazione. All’inizio, le candidature venivano messe in concorrenza: c’erano categorie specifiche, come il miglior golf resort, il miglior maestro, e così via. Tuttavia, questa impostazione ha iniziato a creare tensioni tra i partecipanti. Ricevevo telefonate di persone che si chiedevano perché avesse vinto qualcun altro e non loro. Allora ho capito subito che non era il giusto approccio. Non volevo che gli Italian Golf Awards diventasse una competizione, ma piuttosto un’occasione per valorizzare chi lavora nel golf. Così abbiamo cambiato metodo. Dal secondo anno, abbiamo adottato un format diverso. Durante l’evento di Franciacorta, che ha avuto un grandissimo successo, abbiamo organizzato una serata speciale e una gara, con la partecipazione di molti personaggi di spicco. È stata la svolta: abbiamo deciso di assegnare riconoscimenti senza mettere le persone in competizione tra loro. La nostra commissione ora valuta ogni anno chi premiare, scegliendo quattro figure meritevoli. Questo non significa escludere chi non viene selezionato nell’immediato: tutti avranno spazio nel tempo. L’obiettivo non è stabilire un vincitore assoluto, ma riconoscere il valore e il contributo di tanti professionisti del golf nel corso degli anni. Questa evoluzione è stata premiata: oggi gli Italian Golf Awards è un evento che celebra il talento e la dedizione, senza creare rivalità. E questa, credo, sia stata la chiave del successo.
C’è stato un premio che ti ha emozionato particolarmente, un riconoscimento che ti ha reso felice di vedere assegnato a una persona in particolare?
Sì, l’anno scorso mi sono emozionato per più di una persona, ma c’è un premio che mi ha toccato in modo speciale. Sono molto legato ad Alessandro Rogato, che è stato premiato come Personaggio dell’Anno. Alessandro Rogato è il direttore dei tornei professionisti e ha dato un contributo enorme al mondo del golf. Con lui ho lavorato per tanti anni, abbiamo condiviso numerosi progetti e conosco bene il suo impegno, la sua dedizione e la passione che mette in tutto ciò che fa. E i risultati si sono visti. Vederlo lì sul palco accanto a me è stato davvero un momento speciale. Alessandro è una persona riservata, non ama esporsi troppo, quindi averlo su quel palco è stato ancora più significativo. Per me è stata una grande soddisfazione.
In che modo vengono scelti i vincitori? Quali criteri utilizzate per selezionare i premiati?
Questo progetto è molto democratico. Ti spiego meglio come si svolge. Io sono il presidente della commissione, ma senza diritto di voto. Il mio ruolo è quello di analizzare, osservare e cercare di capire, senza influenzare le scelte. Posso dare qualche piccolo consiglio, ma solo a livello di valutazione generale, mai sulla selezione dei vincitori. Abbiamo una commissione composta da otto persone, tutte figure di altissimo livello nei rispettivi ambiti. Per ragioni di privacy, non possiamo rivelare i loro nomi, ma ti assicuro che sono professionisti di grande competenza nel mondo del golf. Se potessi rendere noti i loro nomi, il riconoscimento avrebbe ancora più prestigio, ma preferiamo mantenere la riservatezza. Quest’anno abbiamo organizzato due sessioni di valutazione divise per categoria. Durante queste riunioni, la commissione discute i possibili candidati: si confrontano su chi potrebbe ricevere il riconoscimento quest’anno e chi, magari, potrebbe essere premiato in futuro. Non esiste un criterio rigido o una scelta dettata da aspetti personali. L’unica richiesta che ho fatto alla commissione è di non farsi influenzare da rapporti personali o esperienze passate con i candidati. E devo dire che questo principio è stato rispettato pienamente. Ci sono stati casi in cui alcuni membri della commissione avevano avuto divergenze personali con alcuni candidati, ma questo non ha minimamente influenzato il loro giudizio. Le valutazioni sono state fatte esclusivamente in base ai meriti professionali e al contributo dato al golf. Questo metodo di selezione è inattaccabile dal punto di vista dell’imparzialità. L’unico obiettivo che guida il progetto è il bene del golf e il riconoscimento di chi, con il proprio lavoro e la propria passione, contribuisce alla crescita di questo sport.
Qual è il ruolo degli Italian Golf Awards nella promozione e diffusione del golf in Italia?
Il nostro obiettivo è strettamente legato a come il golf viene comunicato oggi e a come dovrebbe esserlo in futuro. In questo momento, stiamo cercando disperatamente di far capire che il golf non è più uno sport d’élite, riservato solo a pochi privilegiati. Vogliamo trasmettere l’idea che il golf è accessibile a tutti, ma questo messaggio fatica a penetrare nella mente del pubblico generale. Dobbiamo iniziare a comunicare in modo diverso, rivolgendoci a un pubblico nuovo, al di fuori della nostra cerchia abituale. Il golf offre numerosi vantaggi che spesso non vengono percepiti: oggi non è più così costoso, i maestri sono disponibili e i golf club stanno diventando sempre più aperti e inclusivi. Nei prossimi due o tre anni, il nostro lavoro dovrà concentrarsi su questo: far comprendere a chi è ancora distante dal mondo del golf che si tratta di uno sport accessibile, coinvolgente e adatto a tutti. Ed è proprio qui che entrano in gioco gli Italian Golf Awards Attraverso questo evento e tutto ciò che lo circonda, vogliamo mostrare un’immagine nuova del golf, facendo capire che è qualcosa di diverso rispetto ai vecchi stereotipi. Dobbiamo uscire dal nostro target abituale, perché continuare a parlare solo tra di noi non porta a nulla. Il vero obiettivo è allargare il pubblico, comunicare in modo più aperto e inclusivo, e far percepire il golf per quello che è realmente: uno sport straordinario, alla portata di tutti.
Quali sono le novità dell’edizione di quest’anno? Avete introdotto nuove categorie o modalità di premiazione?
Le modalità di premiazione non sono cambiate. L’evento si svolge come sempre: durante la cerimonia consegniamo gli attestati ai vincitori, seguendo il nostro metodo consolidato. La principale novità riguarda la rotazione delle categorie premiate. Ad esempio, quest’anno la categoria del fitting non è stata inclusa. La commissione ha ritenuto che, fino ad ora, i professionisti premiati in questo ambito fossero già quelli di riferimento e, data la natura più ristretta del settore, si è deciso di aspettare per includere nuove figure meritevoli in futuro. Quindi, la vera innovazione sta proprio nel cambiamento delle categorie premiate, che vengono adattate di anno in anno per garantire un riconoscimento sempre aggiornato e rappresentativo. Un’altra novità importante riguarda l’evento stesso, che quest’anno sarà aperto a tutti. Il Golf Club Parco di Roma accoglierà un pubblico più ampio, rendendo l’iniziativa ancora più accessibile e coinvolgente.
Come mai avete scelto il Golf Club Parco di Roma per celebrare questo evento?
Io credo che niente accade per caso. Le prime due edizioni del nostro evento si sono svolte in Lombardia, ma avevamo già in mente di portare le successive a Roma. Ed è proprio qui che ci siamo incrociati, collaborando su altri progetti e scoprendo una naturale sintonia di intenti.
Abbiamo capito che la vostra è una visione che si allinea perfettamente alla nostra. Il Golf Club Parco di Roma è un luogo che trasmette accoglienza e familiarità, senza quell’aura di esclusività che può far sentire fuori posto chi si avvicina al golf per la prima volta. Chi arriva al Parco di Roma si sente subito a casa, e questo è fondamentale per il nostro progetto. La struttura offre spazi ideali per la gara, per eventi collaterali e una ristorazione di alto livello, elementi che hanno reso la scelta quasi naturale. Posso anticiparlo con grande probabilità: nei prossimi due anni il nostro evento si terrà qui. E, chissà, magari anche oltre. Vedremo come andrà, ma la direzione è chiara.
Dove vedi gli Italian Golf Awards tra cinque o dieci anni? Quali obiettivi ti piacerebbe raggiungere?
L’evento sta crescendo in modo esponenziale anno dopo anno e sono convinto che, tra cinque anni, gli Italian Golf Awards avranno un valore significativo anche per gli sponsor. Guardando al futuro, immagino gli Italian Golf Awards come un appuntamento annuale, una vera e propria festa del golf, un luogo in cui professionisti, appassionati e addetti ai lavori possano incontrarsi per confrontarsi e far crescere il movimento. Quest’anno, con il Parco di Roma, stiamo già costruendo qualcosa di più grande della semplice cerimonia di premiazione. Vorrei che l’evento evolvesse in un’occasione per organizzare convegni, tavole rotonde, incontri con esperti del settore che possano parlare della crescita del golf, delle nuove opportunità e del suo sviluppo a livello nazionale e internazionale. Il mio sogno sarebbe trasformare l’evento in un appuntamento televisivo, ma so che non è un percorso semplice. Per ora, ho accantonato questa idea, ma chissà, magari tra vent’anni potrebbe diventare realtà.









