L’Italia non ha mai brillato sotto i riflettori per la sua offerta golfistica, almeno fino alla Ryder Cup 2023, quando il Marco Simone Golf & Country Club, situato a pochi chilometri da Roma, ha attirato l’attenzione globale. Un campo che, oggi, è considerato il numero uno del paese. Eppure, i green italiani sono tanto variegati quanto la cucina locale, mutevoli come un menù che attraversa regioni ricche di storia e paesaggi diversi. I campi si estendono su un territorio tanto sfaccettato da essere paragonabile per complessità a quello della California, ognuno con una propria anima, dagli specchi d’acqua alpini al verde dorato delle colline toscane, fino alle coste bruciate dal sole della Sicilia. In sostanza, il golf in Italia è un’esperienza che unisce sport e turismo in un viaggio tra “piatti” unici e sfumature paesaggistiche sorprendenti. Ecco i cinque migliori campi da golf in Italia secondo la rivista Golf Digest

1. Marco Simone Golf and Country Club, Guidonia, Lazio
Situato in uno scenario che sembra rubato dalle tele di un pittore, il Marco Simone offre panorami della campagna romana, con scorci che abbracciano anche monumenti iconici della Città Eterna. Creato da Jim Fazio negli anni ‘90, il percorso ha subito una trasformazione radicale tra il 2018 e il 2021, sotto la guida della European Golf Design e Tom Fazio II, in vista della Ryder Cup 2023. Le buche sono state ridisegnate per favorire il gioco match play, inserendo una serie di sfide rischio-ricompensa che sollecitano decisioni coraggiose. I bunker strategicamente posizionati obbligano i giocatori a calcolare ogni colpo: superare, aggirare o mantenersi prudenti. Le buche finali, con un par 4 quasi raggiungibile e un par 5 maestoso, portano il giocatore a confrontarsi con l’acqua, aggiungendo un’ulteriore dose di tensione fino all’ultimo swing.

2. Villa d’Este – Montorfano, Como
Nel cuore di una lussureggiante foresta ai piedi del Lago di Como, Villa d’Este ha incantato l’élite europea per quasi un secolo. Questo campo, costruito nel 1926, snoda le sue buche tra alberi imponenti che costeggiano fairway e green stretti. Con un par di 69 e poco più di 6.300 iarde, il tracciato esige precisione e astuzia, rendendo ogni colpo una piccola opera d’arte. Ogni buca, isolata e immersa nel silenzio, si sviluppa su un terreno ondulato che richiede adattabilità e creatività nel gioco, in uno stile che riecheggia la bellezza di Morfontaine in Francia e la solidità dell’Olympic Club di San Francisco.

3. Olgiata Golf Club – Roma, Lazio
Nonostante il Marco Simone sia oggi il protagonista, l’Olgiata resta il simbolo del golf italiano. Progettato dall’inglese C.K. Cotton nel 1962, questo classico inland course ha ospitato l’Open d’Italia e, con i suoi 27 buche, conserva un fascino intramontabile. Le recenti modifiche, affidate all’architetto Jim Fazio, hanno conferito al campo una nuova vitalità, aggiungendo lunghezza, ridefinendo bunker e inserendo ostacoli d’acqua in punti strategici. Un labirinto verde che cela, secondo alcune leggende, tunnel etruschi sotto i fairway, a dimostrazione di quanto la storia possa intrecciarsi con lo sport in questo angolo d’Italia.

4. Verdura Resort – Sciacca, Sicilia
Progettato da Kyle Phillips nel 2009, il Verdura Resort si estende lungo la costa meridionale della Sicilia come una lunga linea di versi e strofe sul blu del Mediterraneo. Dopo le devastanti inondazioni, l’architetto è tornato per ricostruire il percorso Shore, donandogli caratteristiche ancor più vicine a quelle dei classici links scozzesi. I fairway ampi e mossi sono bordati da rough insidiosi e le ultime buche si stendono come un tappeto di erba fino al mare, con i colpi sulla 14, 17 e 18 che sembrano librarsi tra cielo e acqua. Un campo dove il vento è un avversario costante e la bellezza naturale distrae anche il giocatore più concentrato.

5. Golf Club Castelconturbia – Agrate Conturbia, Novara
Tra le colline del Piemonte, il Golf Club Castelconturbia emerge come un luogo dove storia e modernità si fondono. Robert Trent Jones Sr., un nome che non ha bisogno di presentazioni nel mondo del golf, ha preso le 27 buche dell’antico percorso Couturbier e le ha trasformate in un capolavoro. Laghi, ruscelli e una vegetazione rigogliosa accompagnano il giocatore lungo un tracciato che ha ospitato due Open d’Italia negli anni ’90, rivelando la sfida di un campo che, nonostante l’età, sa ancora sorprendere. Un viaggio nel verde che spinge a riflettere sulla capacità del golf di rinnovarsi senza tradire le proprie radici.









