Un rientro trionfale. Dopo anni di silenzio e qualche raro lampo, finalmente il talento di Matteo Manassero torna a brillare nel firmamento del golf mondiale. Nel 2024, Manassero è nuovamente protagonista, dopo 10 anni torna nella Top 100, grazie alla vittoria conquistata allo Jonsson Workwear Open in Sudafrica, e al 4° posto nel BMW PGA Championship, segnando il suo ritorno tra i grandi del golf.
Per celebrare questo straordinario 2024, Manassero si è aperto in un’intervista esclusiva, dove racconta non solo il viaggio difficile e faticoso che lo ha portato fin qui, ma anche le emozioni, le sfide e le motivazioni che lo spingono a guardare con determinazione al futuro. Le sue parole, cariche di riflessione e gratitudine, offrono uno sguardo intimo sulla resilienza e sulla passione che lo hanno guidato attraverso gli alti e bassi della sua carriera.
Ciao Matteo, il 2024 è stato un anno straordinario per te. Guardando indietro, qual è stato il momento più significativo di questa stagione e cosa ti ha insegnato?
“Sicuramente il 2024 fino ad ora è stato un anno al di sopra delle aspettative, perché comunque il ritorno sul circuito maggiore non era così scontato e invece per ora sto performando molto bene. Il momento più significativo dell’anno è stata la vittoria in Sudafrica dove mi sono tolto una grande soddisfazione. E’ stato il traguardo di un lavoro iniziato tanto anni fa, di tanti sacrifici fatti e mi ha dato tanta fiducia per il futuro.”
Da pochi mesi si sono chiusi i giochi olimpici di Parigi, e le Olimpiadi per ogni atleta sono un traguardo da raggiungere, cosa ha significato per te rappresentare l’Italia?
“Avevo già avuto la fortuna di rappresentare l’Italia alle Olimpiadi di Rio ed è qualcosa di speciale, senti qualcosa di un po’ diverso perchè sei parte di una cosa più grande, stai giocando per la tua nazione e quando vedi gli altri azzurri vincere medaglie vuoi essere anche tu partecipe. C’è sicuramente più pressione, più responsabilità ma è un’emozione unica. Parigi era un obiettivo che sono riuscito a raggiungere e devo dire che sono riuscito anche a giocare bene, non al massimo livello ma sono stato contento. Per me è stata una gara indimenticabile per tante cose, per il mio gioco, l’atmosfera, e per aver vissuto un’altra Olimpiade.”
Tornando indietro nel tempo hai iniziato la tua carriera professionistica giovanissimo, raggiungendo traguardi importanti già a 16 anni. Quali sono stati i principali cambiamenti nel tuo approccio al gioco nel corso degli anni?
“Principalmente sono passato da avere un gioco molto istintivo e incosciente privo di qualsiasi inibizione mentale o paura ad un gioco più maturo e consapevole, ovviamente passando per un percorso lungo, molto molto difficile dal punto di vista mentale e del gioco, dove non riuscivo a trovare una soluzione. Oggi sicuramente sono più consapevole del mio gioco, mi rendo conto delle difficoltà in certi momenti, mi conosco meglio, e so quali strumenti personali utilizzare.”
Il panorama del golf mondiale è in continua evoluzione, con giovani talenti che emergono costantemente. Come vedi il futuro del golf, e qual è il tuo ruolo in questo contesto?
“Il futuro del golf va nella direzione di tutti gli altri sport con più atletismo, con giocatori sempre più giovani che emergono e che vengono da diversi background, e con diverse caratteristiche di gioco. Forse è un gioco meno di abilità di una volta ma oggi ci sono molte più componenti assolutamente necessarie per stare ad alto livello. In qualche modo vedo un parallelismo con il tennis, forse da un po’ più di tempo, ma con un’evoluzione simile, dove il gioco è sempre più globale, che coinvolge sempre più paesi, con i loro rispettivi campioni, magari non solo focalizzato solo sull’America. Per quanto riguarda il mio ruolo al momento è marginale, sono un giocatore e mi concentro a cercare di raggiungere degli obiettivi che mi prefisso, senza pensare a cose che in questo momento non mi competono. Spero di avere una buona influenza sul golf italiano affinchè questo cresca sempre di più, ma il miglior mezzo per farlo è quello di fare buoni risultati.”
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