A pochi giorni dall’inizio dell’Open d’Italia 2025, uno degli eventi più attesi del calendario golfistico europeo, abbiamo incontrato Ottavio Coppola, direttore dell’Argentario Golf & Wellness Resort. Una chiacchierata sincera e appassionata, nella quale emergono il lavoro di squadra, le sfide affrontate per portare a termine un evento di questa portata, e il profondo legame con un territorio unico come la Maremma toscana.
Tra ricordi personali, aspettative e sogni – questa intervista ci porta nel cuore di un progetto che è molto più di una competizione: è un’eredità viva per il golf italiano e un’occasione per raccontare al mondo un angolo d’Italia che sa unire sport, natura e ospitalità come pochi altri.
Allora, buongiorno Ottavio. Ci avviciniamo ormai a grandi passi a un evento molto importante: l’Open d’Italia. La prima domanda che voglio farti è proprio questa: cosa significa per voi ospitare un appuntamento di tale rilievo qui, in un luogo unico come questo?
Per noi è davvero un motivo di vanto e di grande orgoglio. Siamo molto contenti, perché con l’Open d’Italia chiudiamo idealmente un cerchio iniziato diversi anni fa. Prima abbiamo ospitato l’Italia Ladies Open, poi il Challenge Tour a settembre, e infine – nell’ottobre del 2022 – anche il Senior Tour. Quindi sì, si può dire che questo evento rappresenti la conclusione naturale di un percorso cominciato tanto tempo fa. Siamo fieri di questo traguardo e sinceramente entusiasti di vivere questa nuova edizione dell’Open proprio qui, a casa nostra.
Durante l’Open d’Italia sono previste attività collaterali, eventi e iniziative speciali per il pubblico?
Assolutamente sì. Devo dire che i comuni limitrofi, così come la stessa Regione – che ha investito molto per rendere possibile questo evento – hanno messo in campo una serie di iniziative davvero interessanti. In occasione dell’Open, saranno organizzati concerti, mostre e appuntamenti culturali che arricchiranno ulteriormente l’esperienza di chi verrà a trovarci. L’idea è quella di offrire non solo grande golf, ma anche un’immersione totale nella bellezza e nell’anima di questa terra straordinaria. Parliamo della Maremma, con tutto il suo fascino: dal mare di Porto Santo Stefano a Porto Ercole, passando per la laguna di Orbetello, Giannella e Feniglia. Ogni angolo racconta una storia e merita una visita. Ci tengo a sottolinearlo, anche se temo di dimenticare qualcuno, perché i territori coinvolti sono davvero tanti. Durante la settimana dell’Open, dunque, ci sarà modo non solo di seguire da vicino i grandi campioni del golf, ma anche di scoprire le meraviglie naturali e culturali di questa regione attraverso una proposta ricca e variegata di eventi per tutti.
Parliamo della preparazione del campo: quali sono stati gli interventi principali in vista del torneo? Avete apportato modifiche al layout o alla manutenzione?
Fortunatamente, avendo ospitato il Challenge Tour solo pochi mesi fa, ci eravamo già “portati avanti con il lavoro”, come si suol dire. In vista dell’Open d’Italia, abbiamo effettuato alcuni interventi mirati per adattare il percorso agli standard richiesti da un torneo di questo livello. In particolare, sono stati realizzati nuovi tee di partenza su diverse buche, in modo da rispondere alle esigenze di giocatori professionisti che hanno distanze di gioco ben diverse rispetto agli amatori che frequentano abitualmente il nostro campo. Abbiamo modificato due buche in modo sostanziale, sia per allungarle che per renderle più tecniche, e una buca che di norma è un par 5 sarà giocata come par 4, aumentando notevolmente la sua difficoltà. Per quanto riguarda la manutenzione generale, abbiamo riseminato i fairway per garantire una superficie di gioco perfetta e ripristinato completamente tutti i bunker, in modo da offrire un campo impeccabile sotto ogni punto di vista.
In termini di comunicazione e visibilità, quanto conta l’Open d’Italia per il posizionamento dell’Argentario nel panorama internazionale?
Senza voler sembrare presuntuosi, possiamo dire che l’Argentario Golf Club è ormai una realtà conosciuta in tutta Italia, e non solo. Questo è dovuto non solo alla nostra posizione strategica, che ci consente di ospitare le finali dei più importanti circuiti golfistici nazionali, ma anche alla qualità del campo stesso, tra i più apprezzati del Paese. Siamo, ad oggi, l’unico campo italiano inserito nel network “The PGA European Tour Destinations”, il che ci colloca in una posizione di rilievo anche a livello europeo. Insomma, un po’ di nome ce lo siamo fatti, e ne siamo fieri. Dal punto di vista internazionale, ci aspettiamo una visibilità davvero importante. L’evento sarà trasmesso in diretta da oltre 24 emittenti televisive e vedrà la presenza di giornalisti provenienti da tutta Europa e perfino dagli Stati Uniti. È un’occasione unica, non solo per noi come struttura, ma anche per promuovere il territorio e tutto ciò che lo circonda. Ci auguriamo che il grande investimento che stiamo facendo in termini di organizzazione, risorse e impegno venga accompagnato anche da un’adeguata copertura mediatica e da un ritorno in termini di immagine e promozione internazionale.
Dopo l’Open d’Italia, cosa resterà? Qual è l’eredità che un evento di questo livello può lasciare all’Argentario e al territorio, in generale?
L’eredità più importante che ci porteremo dietro è senza dubbio l’esperienza maturata. Già in questi giorni e anche nella settimana successiva, accoglieremo team tecnici del circuito europeo, circa 30 persone, che saranno qui per supervisionare, valutare e guidare ogni aspetto dell’organizzazione e della manutenzione del campo. Si tratta di una formazione continua sul campo, che rappresenta un valore enorme per il nostro staff. Riceviamo direttive molto specifiche, a volte diverse rispetto a quelle che normalmente seguiamo nella gestione quotidiana del club. Questo per noi è un’opportunità di crescita concreta, tecnica e professionale. Per me personalmente, e per il team che lavora ogni giorno sul campo, è un’occasione unica per migliorare, confrontarsi con standard internazionali, e imparare da chi opera quotidianamente ai massimi livelli del golf europeo. Insomma, il valore aggiunto che resta dopo l’evento non si misura solo in termini di visibilità o turismo, ma anche – e forse soprattutto – nella crescita delle competenze, nella professionalità acquisita e nel network costruito attorno a un appuntamento così prestigioso.
Se dovessi descrivere l’Open d’Italia all’Argentario con tre parole, quali sceglieresti?
Spero che sia prima di tutto un bel Open, perché è un grande evento che porta qui il meglio del golf europeo; mi auguro davvero che sia un’edizione speciale e magari, chissà, con una vittoria italiana – sarebbe bellissimo, visto che è da tanti anni che non accade. E la terza parola non lo so, la tengo per me, incrocio le dita.
C’è un giocatore che sogni di vedere vincere qui all’Argentario?
Ti dico la verità: non vorrei fare torto ad altri italiani, ma se devo esprimere un desiderio, mi piacerebbe moltissimo vedere vincere Renato Paratore. Non tutti lo sanno, ma Renato ha un legame speciale con questo posto. Anche se non è toscano, da bambino passava qui le estati. Me lo ricordo benissimo – sono tanti anni che lavoro qui – ed era davvero solo un ragazzino quando si allenava nella zona degli approcci. Aveva una passione incredibile già allora, e rivederlo oggi, professionista affermato, chiudere un cerchio vincendo proprio qui… beh, sarebbe emozionante. Una sua vittoria, oltre a essere un grande traguardo per lui e per il golf italiano, darebbe un significato speciale anche a questo torneo e a questo luogo. Sarebbe, in un certo senso, un passaggio di testimone, una nuova pagina che si apre nella storia dell’Argentario e del golf in Italia.








