Il disegno e il livello di manutenzione dei campi da golf sono fondamentali per attirare e soddisfare i golfisti. L’estetica dei campi modifica radicalmente le decisioni dei giocatori e la loro scelta, soprattutto per i turisti che decidono le destinazioni delle loro vacanze in funzione della bellezza dei percorsi. Le condizioni del verde sono un invito e un classificatore del livello di un campo per un determinato tipo di utente. La cura del verde però, richiede un altissimo grado di conoscenza e deve seguire procedure soggette a normative che rispettino l’ambiente e la salute. La normativa vigente in materia di fitofarmaci che regola la gestione dei prodotti fitosanitari nei campi da golf italiani è definita Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei pesticidi. Questa normativa impone restrizioni severe e promuove una transizione verso metodi biologici e integrati.
Il piano PAN sull’uso di fitofarmaci sui campi da golf cerca di salvaguardare la salute di lavoratori e utenti. Sebbene i campi da golf non siano “parchi pubblici”, vengono spesso classificati come “aree verdi attrezzate”. La loro gestione in Italia è sottoposta a vincoli che ne riconoscono la natura di “area frequentata” o “area di transizione” tra l’urbano e il naturale e richiedono valutazione costante dell’impatto sulla popolazione residente, sui corridoi faunistici e sulla permeabilità del suolo. La normativa ambientale europea e nazionale (spesso recepita regionale) mira a limitare l’uso di pesticidi, erbicidi, insetticidi e il consumo di acqua, equiparando la gestione del verde golfistico a quella di parchi e giardini frequentati, specialmente in termini di tutela della salute pubblica da trattamenti chimici.
La Federazione Italiana di Golf (FIG) si è sempre mostrata attenta a proteggere sia gli interessi dei Circoli e Club di Golf Italiani, sia a salvaguardare la salute e l’ambiente. Cristiano Cerchiai, Presidente FIG, ha ribadito la centralità di un modello di crescita inclusivo e sostenibile, in grado di coinvolgere e favorire l’insieme della comunità golfistica, sia operatori del settore sia utenti. Ogni campo da golf è un sistema che integra competenze di professionisti e tecnici, dove l’obiettivo condiviso è quello di cercare di raggiungere e mantenere un livello di qualità che permetta di offrire un’esperienza ottima in un ambiente sicuro. Essendo un sistema aperto e vivente, ogni campo deve puntare alla creazione di un ecosistema sostenibile e dinamico capace di evolversi, restando redditizio, sicuro e competitivo. Tramite il lavoro in sinergia tra professionisti, tecnici e greenkeepers, e seguendo la normativa PAN, si cerca di arrivare a creare un campo da gioco esteticamente riuscito e sicuro alla salute dell’ambiente e delle persone. La FIG appoggia attivamente all’Associazione Italiana Tecnici di Golf (AITG) individuando le loro professionalità come fattori fondamentali del processo e offrendo corsi di formazione come, ad esempio, la scuola Tappetti erbosi. Il riconoscimento ambientale annuale “Impegnati nel Verde” (INV), conferito dalla FIG, in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, volto a promuovere la sostenibilità ambientale nei circoli golfistici italiani, premia la gestione ecocompatibile, la riduzione e ottimizzazione del consumo di risorse e la biodiversità, accompagnando i circoli verso la certificazione internazionale GEO (Golf Environment Organization), riconosciuta da enti come CIO e WWF. Le categorie ambientali che vengono valutate sono l’acqua, la biodiversità, il paesaggio, l’energia e i rifiuti. Le maggiori Associazioni Internazionali che operano nel golf, come R&A, EGA, DP World Tour, promuovono attivamente la certificazione GEO come parte di un approccio responsabile nell’utilizzo delle risorse naturali e di un significativo miglioramento ambientale.
La sensibilità verso l’ambiente non intende soltanto salvaguardare le risorse e l’ecosistema ma cerca anche di tutelare la salute di lavoratori e utenti. Anche se non ci sia una relazione diretta causa-effetto, studi realizzati dall’Università di Michigan nel 2024 hanno trovato che le popolazioni di golfisti e greenkeepers abbiano un maggiore rischio di sviluppare malattie neurodegenerative (malattia di Parkinson, malattia di Alzheimer e SLA (ALS, in inglese, Sclerosi Laterale Amiotrofica)). Questo ha portato a iniziare ricerche più approfondite su altri lavoratori esposti a fitofarmaci durante le loro giornate: agricoltori, giardinieri, falegnami e sportivi. Oltre ai golfisti, altri sportivi che sono stati coinvolti sono giocatori di calcio e di futbol americano. I casi dei golfisti professionisti Jeff Julian, morto a 42 anni di SLA nel 2004 e Tony Soerries, diagnosticato di SLA nel 2023, hanno fatto che vengano proposti più studi per cercare di valutare l’impatto di inquinanti nei campi. Da febbraio del 2026 e con il sostegno della PGA, la ALS Bridge Foundation, una fondazione di Peter Broome, 13° membro onorario della PGA di America diagnosticato di SLA nel 2024, ha iniziato una serie di programmi strategici di ricerca sulla SLA in USA e Canada, ai quali hanno aderito Keegan Bradley, Rickie Fowler e Justin Thomas per la raccolta fondi.









