Chiunque si avvicini al golf deve affrontare il proprio processo di acquisizione dei gesti tecnici. L’obiettivo è quello di raggiungere un buon livello che permetta di entrare in campo con colpi ben direzionati e sicuri per gli altri giocatori presenti. I primi traguardi sono l’esecuzione dello swing che porti la palla in avanti e acquisire le abilità che permettano di affrontare il campo e gli ostacoli fino ad arrivare a mettere la palla nella buca. Con l’esperienza, la tecnica migliora ma iniziano anche i problemi e le insicurezze quando si insegue la perfezione. Persino i più grandi campioni, tra cui Tiger Woods, confermano che un colpo solido e ben posizionato lungo il fairway rappresenta un ottimo traguardo, a prescindere dalla distanza coperta. Il segreto di questo sport non risiede nel compiere il gesto perfetto, ma nel saper giocare bene e con continuità per portare la palla in buca con il minor numero possibile di colpi.
Durante una competizione, i professionisti eseguono raramente colpi straordinari per potenza o precisione assoluta. Chi guarda i tornei professionisti in tv, di solito non vede i colpi “meno belli”, tagliati dalla regia, per intenderci. Al momento di giocare, per chiudere una buca in par, infatti, è sufficiente una sequenza di buoni colpi, mentre i birdie nascono solitamente da un unico colpo eccellente inserito in una serie di colpi regolari. Può capitare di sbagliare e far finire la palla tra gli alberi, per poi rimediare con un colpo superbo che arriva sul green. In questo senso, è inutile farsi condizionare anzitempo dalla scorecard: il punteggio finale mostrerà solo il risultato, non il processo, e può rivelare un punteggio ottimo anche se frutto di una combinazione tra errori iniziali e successivi recuperi.
Sul piano tecnico, la precisione costante e la ripetibilità del gesto prevalgono sempre sull’accuratezza occasionale. Non è raro vedere giocatori con uno swing esteticamente imperfetto battere avversari dotati di una tecnica apparentemente migliore ma discontinua. Chi ripete sistematicamente lo stesso errore – come una costante traiettoria verso destra – impara a gestire il proprio difetto, prevedendo dove atterrerà la palla. Consapevole dei propri limiti e privo di ego, questo tipo di giocatore non cerca la massima distanza, ma si affida a un movimento collaudato che è in grado di ripetere. Giocare senza la pressione di dover dimostrare la propria forza o abilità evita grandi errori e favorisce un ritmo controllato. La potenza, infatti, perde di valore se non è accompagnata dal controllo: è preferibile un lancio controllato di 200 metri sul fairway rispetto a uno di potenza maggiore che arriva a 250 metri ma finisce tra gli alberi. In una buca par 5, ad esempio, l’obiettivo primario non è inseguire un eagle o un birdie ma deve essere evitare il bogey. Alla fine, la scorecard racconterà solo il risultato finale che premierà di solito il successo della regolarità. Chi gioca concentrandosi esclusivamente sul proprio gioco, ha il vantaggio di essere il padrone del proprio ritmo migliorando ogni volta la propria tecnica con l’esperienza sul campo.









