Sarà un caso che il nome di uno dei percorsi da golf più difficili al mondo provenga dalla mitologia norrena, parola che in quell’accezione rappresenta una sorta di aldilà delle anime vichinghe cadute in battaglia? Noi non crediamo. Nomen Omen dicevano i romani. E che ci piaccia, il Valhalla Golf Club è ormai entrato a pieno titolo nel gotha dei campi da golf. Il perché è di facile comprensione. Classificato tra i “100 migliori campi d’America” dalla rivista Golf Digest per quasi 30 anni consecutivi, 500 acri di terreno che si estendono su dolci colline e il disegno iniziale a cura di Jack Nicklaus hanno reso il Valhalla un moderno paradiso verde a tutti gli effetti, pronto ad ospitare i maggiori tornei al mondo.
Le radici del Club affondano ai primi anni ’80. Per l’appassionato golfista nonché uomo d’affari kentuckiano Dwight Gahm il sogno di realizzare un campo da golf dalle eccezionali caratteristiche diventa quasi un’ossessione. Decide così, nel 1981, di comune accordo con i 3 figli, di commissionare la realizzazione del prestigioso campo al “Golden Bear” che, nella primavera del 1984, dopo aver considerato 40 potenziali percorsi, iniziò la costruzione.
Aperto ufficialmente nel 1986, il Valhalla Golf Club, a prova di quanto la famiglia Gahm fosse impegnata nel creare un unicum, già nel ‘96 ospita il suo primo PGA Championship. Il Club, effettivamente, aveva tutti gli ingredienti necessari per un torneo che sarebbe stato un successo: un campo da golf di livello mondiale che mettesse alla prova i migliori giocatori del mondo; Eccellenti servizi di trasporto, alloggio e intrattenimento; Una posizione centrale nel panorama geografico americano, facilmente raggiungibile da diverse grandi città metropolitane. Il battesimo era stato effettuato. Da lì in poi la “creatura” del visionario Dwight Gahm divenne un punto di riferimento internazionale, il non plus ultra del golf mondiale. Basti pensare che in questi anni ha ospitato: 3 PGA Championship, 1996-2000-2014 (quello al via giovedì 16 sarà il 4°); 1 Ryder Cup nel 2008; 2 Senior PGA Championship (2004-2011); 1 Boys Junior PGA Championship nel 2018; 1 Girls Junior PGA Championship nel 2021.
Dal 2022, la nuova proprietà (che ha acquistato il club dalla PGA che a sua volta aveva comprato alcune quote alla famiglia Gahm già a partire dal ’93) formata da un piccolo gruppo di uomini d’affari di Louisville, tra cui Jimmy Kirchdorfer, Ches Musselman, Junior Bridgeman e David Novak (tutti storici soci del circolo), si è prefissata l’obiettivo di diventare un club di primo piano nel paese con un’esperienza di golf diversa da qualsiasi altra al mondo.
Ma veniamo al campo. Un par 71 di 7.609 yards (più precisamente 6.957 metri) dove hanno vinto, in ordine: Mark Brooks nel ‘96, 35 anni all’epoca, costretto a fare due birdie consecutivi al par 5 della 18 causa play-off con Kenny Perry (che giocava in casa essendo del Kentucky); Tiger Woods nel 2000, quando vinse il suo 3° major dell’anno in un play-off al cardiopalma con Bob May (entrambi avevano chiuso a -18, record del PGA Championship all’epoca eguagliato dallo stesso Tiger nel 2006 e battuto, nel 2015 da Jason Day con lo score di -20); Rory McIlroy nel 2014.
Esatto, proprio il nordirlandese che la scorsa settimana ha vinto il Wells Fargo Championship. Il titolo, al tempo, lo rese il quinto giocatore a vincere quattro major a 25 anni o meno. Gli altri? Tiger Woods, Jack Nicklaus, Bobby Jones e Tom Morris. Da tenere d’occhio alcuni colpi particolarmente critici e alcune buche decisamente ostili.
La 6, un par 4 di 495 yards (allungato di ben 80 metri rispetto al 1996), potrebbe risultare la buca più difficile del campo. Lunghezza e precisione dal tee sono fondamentali per evitare il torrente. La 7, par 5 di 597 yards, è un delirio di bunker e di acqua. Appoggiarsi sulla destra con il primo colpo è fondamentale per evitare la famosa “marrana”. Da lì o si attacca al green prendendosi un po’ di rischi o si fa un lay-up prima. L’iconica 13, con il green a isola, nonostante sia corta è da temere. Sai per la posizione delle aste, sia per l’acqua intorno al green.
I nostri favoriti per questa edizione? Naturalmente Scottie Scheffler, diventato papà questa settimana e alla ricerca del secondo major in stagione. Poi, ovviamente, McIlroy, fresco di vittoria al Wells Fargo e voglioso di andare a caccia di punti per insidiare Scheffler. Tra gli “outsider”, se così si possono definire, Brooks Koepka, 3 volte vincitore del PGA Championship (‘18-‘19-’23), lo svedese Åberg e l’americano Morikawa.









