Rory McIlroy ha finalmente scritto la pagina che il mondo del golf aspettava da anni: con una vittoria indimenticabile al Masters 2025, il 35enne nordirlandese ha completato il suo Career Grand Slam, entrando nel ristretto club di chi ha conquistato tutti e quattro i Major del golf professionistico. Con un birdie decisivo nel playoff contro Justin Rose, ottenuto grazie a un wedge perfetto da 90 centimetri, McIlroy diventa il sesto giocatore nella storia a raggiungere questo traguardo, al fianco di leggende come Tiger Woods, Jack Nicklaus, Gary Player, Ben Hogan e Gene Sarazen.
Una domenica che sembrava tranquilla, ma non ad Augusta
Partito da leader e con il principale rivale Bryson DeChambeau al suo fianco, McIlroy aveva tutto per controllare la gara. Ma all’Augusta National, la tranquillità è un’illusione. Le back nine hanno trasformato quella che sembrava una domenica gestibile in uno dei finali più tesi e spettacolari nella storia dei Major.
Nonostante due errori pesanti – tra cui un wedge in acqua alla buca 13 e un putt da 1,5 metri sbagliato alla 18 per chiudere subito i giochi – McIlroy ha mostrato grande resilienza, rimettendosi in carreggiata con colpi da campione, come il ferro 8 alla 17 accompagnato dal grido “Go! Go! Go!” fino a fermarsi a mezzo metro dalla buca.
Un playoff da leggenda
Il suo 73 finale (+1) ha costretto McIlroy allo spareggio con Justin Rose, già sconfitto in un playoff ad Augusta nel 2017. L’inglese, autore di un eccellente giro conclusivo da 66 colpi, aveva chiuso il regolamentare con un birdie da oltre sei metri alla 18.
Nel playoff, però, McIlroy non ha tremato. Il suo colpo d’approccio, un wedge con backspin perfetto, ha lasciato la palla a meno di un metro dalla buca. Quando Rose ha mancato il putt da 4,5 metri, il destino si è compiuto: la giacca verde è finalmente sua.
Una vittoria che vale una carriera
Dopo 11 anni senza un Major, McIlroy si prende il tassello mancante del suo palmarès e, a 35 anni, entra ufficialmente nell’Olimpo del golf. Ma la sua non è stata solo una vittoria tecnica: è stata la prova definitiva della sua determinazione, costruita dopo anni di delusioni, false partenze e rimonte sfiorate.
Tra i grandi sconfitti di giornata ci sono DeChambeau, crollato con due tripli bogey sulle seconde nove, e Ludvig Åberg, fuori dai giochi con un finale rovinato da un bogey e un triplo bogey. Ma sopra tutti, c’è McIlroy, che non ha mai smesso di crederci. Nemmeno nei momenti più bui. E che adesso può guardare il mondo del golf dall’alto, vestito di verde.









