Sì è riaperto il dibattito riguardo alla possibilità di considerare il torneo THE PLAYERS come candidabile a divenire il quinto torneo Major della stagione golfistica. Tutto è tornato alla luce in seguito allo spot pubblicitario pubblicato dal PGA Tour, il quale si conclude con questa frase: “March is going to be major”. La suggestione (o provocazione?) è stata lanciata per sponsorizzare l’evento che prenderà parte al TPC Sawgrass di Ponte Vedra in Florida dal 12 al 15 Marzo prossimo e che rappresenta l’evento di punta tra tutti quelli organizzati dal Tour americano. Nel video compaiono i recenti campioni in carica come Scottie Scheffler (vincitore nel 2023 e 2024), Rory McIlroy (2019 e 2025) e Justin Thoms ( 2021) ma non Cameron Smith, campione nel 2022 ma che ora compete nel LIV Golf, lega antagonista al PGA Tour.
Da qui è tornata ad accendersi un’intensa discussione al riguardo, data l’importanza e la portata del torneo, ma ci si chiede anche contemporaneamente se avere una stagione con un numero ipotetico di 5 tornei Majors non sia eccessiva. Ma chi è che decide quali tornei considerare come tali o quali siano degni di nota di poter essere chiamati e definiti così? Precedentemente alla prima organizzazione del The Masters ad Augusta nel 1934, il golfista statunitense Bobby Jones vincitore allora già del British e dello U.S. Amatuers, in seguito alla conquista anche dello U.S. Open e dell’Open Championship si definì come “Grand Slam winner” (come accade anche nel tennis per chi riesce a vincere Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open); fu solo negli anni ’60 con Arnold Palmer e la cronaca del tempo che vennero definiti i 4 Majors moderni. Ad oggi, la loro determinazione è frutto di scritti, criteri di candidatura alla Hall of Fame e cronaca sui media ma nessuna organizzazione o organo competente sono incaricati di precisarli, in quanto esso è solamente un concetto riconosciuto universalmente.
Il PGA Tour, da parte sua, avrebbe un notevole interesse a possedere almeno un torneo riconosciuto come Major dato che attualmente non ne possiede nemmeno uno: il The Masters appartiene all’Augusta National Golf Club, il PGA Championship al Professional Golfers’ Association of America (PGA of America) , lo U.S. Open all’United States Golf Association (USGA) e il The Open Championship al The R&A. In più, anche la Ryder Cup, evento unico nel golf mondiale, è gestito e posseduto in concomitanza da PGA of America e Ryder Cup Europe.
A prescindere da questo aspetto, è giusto analizzare oggettivamente una possibile candidatura del Players a diventare un Major: tra i punti a suo favore possiamo ritrovare la locazione iconica, la capacità di aver creato momenti memorabili, la caratteristica di avere più di 50 anni di storia con grandi vincitori, la capacità di attrarre tanto pubblico e una grande copertura mediatica; dall’altra parte, un punto a suo sfavore da non sottovalutare è dato dalla separazione con LIV Golf avvenuta nel 2020, a partire dalla quale i tornei Majors sono diventati l’unica occasione di vedere tutti i migliori giocatori del mondo competere insieme e avendo come quinto torneo Major un evento organizzato e controllato da PGA Tour non prevedrebbe il verificarsi di questo scenario. In fondo, forse, un orizzonte di questo tipo rientra solamente all’interno di conversazioni poetiche e di spunti riflessivi romantici solo per appassionati e fan ma sicuramente il dibattito rimarrà acceso portando con sé continue sorprese e fascino sportivo.









