Nel mio precedente articolo, ho raccontato la storia del LPGA, e di come questo circuito sia stato fondamentale per lo sviluppo del golf femminile a livello mondiale. In effetti però, nonostante i montepremi decisamente più allettanti oltreoceano, per scelta personale ho frequentato poco il Tour americano, giocando solamente alcuni Majors. Vorrei quindi proseguire il mio percorso parlandovi del mio circuito, il Ladies European Tour, al quale appartengo dal 2002, e di cui ho vissuto in prima persona gli importanti cambiamenti degli ultimi vent’anni. Il LET è decisamente più giovane del LPGA, infatti nasce più di venticinque anni dopo, nel 1978, inizialmente come Women’s Professional Golfers Association (WPGA), sostenuta dalla PGA britannica. A seguire il circuito americano infatti, ci avevano già pensato in Giappone nel 1968 con la creazione del JLPGA e nel 1972 gli australiani con l’ALPG (oggi WPGA Tour of Australasia), mentre in Corea nacque un circuito proprio contestualmente a quello europeo, e molti altri Tour seguirono. In sintesi, si può dire che a partire dalla seconda metà del Novecento, il golf femminile comincia a prendere piede un po’ dappertutto. La prima stagione del WPGA vede quindi la luce nel 1979, con dodici tornei in calendario, quasi tutti nel Regno Unito. Nel 1987 il Tour diventa indipendente e si riorganizza come LET (Ladies European Tour).
Gradualmente il circuito comincia a crescere e ad espandersi in altri Paesi come Francia, Spagna, Svezia e anche Italia, dove nel 1987 si gioca il primo Ladies Italian Open al golf di Croara, vinto dalla leggendaria Laura Davies, una delle principali protagoniste della storia del LET. Dal circuito europeo infatti cominciano a nascere talenti indiscussi del panorama golfistico mondiale, come la Davies, ma anche la straordinaria Annika Sörenstam: 90 vittorie su vari circuiti, tra cui 10 Majors, e soprattutto lo storico score di 59 colpi nel 2001 (con 13 birdies). Ho avuto l’onore di giocare con entrambe, e con molte altre campionesse. Laura Davies è stata anche una delle mie compagne di squadra in Solheim Cup, e con Annika ho giocato 36 memorabili buche in Svezia, davanti a qualche migliaio di tifosi che seguivano e incoraggiavano l’eroina di casa. Durante la mia carriera, ho trovato eccezionale poter condividere il campo con le migliori giocatrici al mondo, e rendermi conto di come ci sia sempre tanto da imparare e di come i risultati si possano ottenere con uno stile e una preparazione così diversi tra loro. Forse una delle caratteristiche che più mi affascina nel golf, è davvero il fatto che ci siano così tanti modi diversi per raggiungere l’obbiettivo, e che la vera bravura stia proprio nel riuscire a capire quale sia quello giusto per ciascuno.
Tornando al Ladies European Tour, è solamente agli inizi del nuovo millennio che il circuito comincia ad acquisire questo aspetto internazionale e multiculturale, che ancora oggi lo caratterizzano. Alla fine degli anni novanta compaiono i primi tornei nel continente africano, ma è nel 2000 che si consolida davvero questa apertura al Mondo, quando viene giocato il primo evento co-sanctioned con l’ALPG, il Women’s Australian Open. L’Australia, tra l’altro, è stato il mio primo torneo in carriera nel 2002. Ero riserva e sono entrata all’ultimo minuto: arrivare dall’altra parte del mondo per affrontare la mia prima gara a due giorni dall’inizio fu senza dubbio un po’ azzardato…ma fare esperienza era la cosa più importante in quel momento, a prescindere dal risultato, e il mio amore per l’Australia è rimasto intatto in tutti gli anni successivi, in cui ho aperto la mia stagione partecipando a questo evento. A seguire, il LET sbarca anche in Thailandia nel 2005, e negli Emirati Arabi nel 2006, con il Dubai Ladies Masters, che per ben undici anni rappresenterà la tappa conclusiva di stagione, diventando una vera e propria tradizione. Il circuito europeo arriva poi anche in India nel 2007 e in Cina nel 2010. Dopo una bella fase di espansione però, tra il 2013 e il 2019 viene il periodo più buio del LET: con la crisi economica calano le sponsorizzazioni e il calendario diventa sempre più scarno, anche a causa di una cattiva gestione.
Nel 2016, ho visto con desolazione i tornei cancellati uno dopo l’altro in piena stagione, e nel 2017 ci erano rimasti solo quindici eventi, la maggior parte dei quali fuori Europa. Fortunatamente nel 2020 arriva la rinascita: la joint venture con l’LPGA, sebbene molto vantaggiosa per il circuito americano, ha consentito al Tour europeo di sopravvivere, assicurando un certo numero di gare. Inoltre l’ingresso dell’Arabia Saudita ha offerto al circuito un’opportunità fondamentale per rilanciarsi con nuovi tornei, rappresentando una vera svolta. Ed è così, attraversando alti e bassi, che arriviamo nel 2025 con una stagione record: 30 tornei in calendario giocati in 20 paesi differenti, toccando cinque continenti, per un montepremi complessivo di 39 milioni di euro. L’aspirazione internazionale e multiculturale del Ladies European Tour raggiunge il massimo splendore, con giocatrici provenienti da ben 43 nazioni differenti, un livello di gioco in continua crescita e la vera possibilità di restare in Europa, senza dover rinunciare a una carriera ricca di soddisfazioni.








