La parola “handicap” deriva dall’espressione “hand in cap” (“mano nel cappello”), nome di un gioco popolare del ‘600, in cui due contendenti scambiavano oggetti di diverso valore; il giocatore che offriva l’oggetto meno prezioso, doveva aggiungere denaro per bilanciare lo scambio. Per farlo, metteva delle monete all’interno di un cappello e poi, il contendente metteva la mano per valutare l’offerta. Se tirava la mano fuori dal cappello con il palmo aperto, mostrava di essere d’accordo con la valutazione mentre, un pugno chiuso, indicava disaccordo. Successivamente, la parola passò al gergo delle scommesse nell’ippica per indicare un peso dato al cavallo più forte per pareggiare le possibilità di vittoria. Questo significato di “svantaggio” è poi stato trasferito al linguaggio comune.
In golf, l’handicap è un sistema utilizzato per livellare il campo di gioco tra giocatori di diverso livello di abilità. I primi tentativi per implementare un sistema che permettesse a giocatori di diversi livelli di competere tra loro, basato sulla concessione di colpi di vantaggio, risalgono all’inizio del XVII secolo. Da antichi registri di partite organizzate si trovano annotazioni dove si esplicitava di “concedere colpi” ad alcuni giocatori. La prima menzione scritta conosciuta dell’handicap nel golf risale a un diario tenuto nel XVII secolo da Thomas Kincaid, uno studente di medicina presso l’Università di Edimburgo, in Scozia. Kincaid giocò al Bruntsfield Links e al Leith Links e descrisse molti aspetti del gioco, tra cui l’attrezzatura e la tecnica. Il 21 gennaio 1687, Kincaid espresse la sua opinione sui modi migliori per assegnare i colpi per ottenere un vantaggio durante le partite: “Nel golf, è meglio dare a un uomo due buche da tre con lo stesso numero di colpi, o concedergli tre colpi in più e giocare allo stesso livello ogni buca?”.
Durante il XVIII e il XIX secolo non era ancora così chiaro come concedere il vantaggio. Nel Manuale del Golfista, Henry Brougham Farnie descrisse le quote più comunemente utilizzate, disponibili in quattro opzioni: “terzo-uno” (un colpo ogni tre buche), “mezzo-uno” (un colpo ogni due buche), “uno in più” (un colpo a buca) e “due in più” (due colpi a buca). A seconda della differenza di abilità tra i concorrenti, il vantaggio poteva oscillare notevolmente tra chi dava e chi riceveva i colpi. Data la mancanza di precisione e l’assenza di un sistema standardizzato, si dovevano fare molte trattative prima di definire i termini di una partita. Alcuni sostengono che la maggior parte delle partite si vincono o si perdono al primo tee, e questa affermazione non è mai stata così vera come agli albori del gioco.
Il termine handicap non entrò effettivamente nel linguaggio del golf finché lo sport non vide un’esplosione di popolarità nel XIX secolo. Da quel momento, i comitati dei golf club scozzesi ebbero bisogno di un sistema che tenesse conto dei diversi livelli di tutti i nuovi giocatori sul campo e adottarono l’espressione al gioco prendendola dalle corse di cavalli. Oggi, l’handicap nel golf consente ai giocatori di tutti i livelli di competere in modo più equo, assegnando colpi ai giocatori meno abili.








