Il DP World Tour è un circuito sempre più vivo formula stia rendendo il circuito “europeo” sempre più interessante e piacevole da seguire. Trovo assolutamente azzeccata la scelta di suddividere la stagione in “swing” che danno un’identità precisa a ogni blocco di tornei. Questa struttura ha il grande merito di mantenere alto l’interesse durante tutto l’anno, perché anche quando si gioca per un montepremi minore si assegnano gli stessi punti e tutti i tornei hanno un loro peso specifico. Fino all’ultimo evento delle “Back 9”, il Genesis Championship che anticipa i playoff finali di Abu Dhabi e Dubai, la tensione è altissima. In campo ci sono giocatori che si contendono traguardi di enorme importanza. I migliori della classifica stanno lottando per conquistare una delle dieci carte del PGA Tour 2026, riservate ai primi 10 del ranking non già esentati. Scendendo in classifica si cerca di entrare tra i primi 70 dell’ordine di merito, posizione che garantisce l’accesso al primo playoff di Abu Dhabi e poi ci sono i cosiddetti “on the bubble”, i giocatori che si trovano intorno alla 115ª posizione, impegnati in una battaglia di pura sopravvivenza per mantenere diritto di gioco nel 2026.
Sono probabilmente quelli con la pressione più grande addosso, perché per molti di loro si tratta davvero di un “tutto o niente”, o si resta dentro, oppure si deve ripartire dalla Qualifying School. La Qualifying School rappresenta forse l’unico punto debole di questo meccanismo, pur restando una formula molto chiara e meritocratica, il suo limite principale è che assegna nella realtà una “mezza carta” perché le possibilità di prender parte ai tornei sono ridotte. Un esempio concreto è quello di Gregorio De Leo, che ha conquistato la carta per il 2025 lo scorso Novembre alla Q-School di Lumine, in Spagna e che ha potuto prendere parte a 17 tornei sui 36 (Major esclusi) della stagione regolare. Se consideriamo che 2 di questi 17 sono stati inviti supplementari meritati grazie a due splendidi top ten, le possibilità di gioco sono state ben sotto al 50% dei tornei in calendario.
Oltre a ciò, è innegabile che l’Hotel Planner Tour produce giocatori sempre più pronti per il salto. Un esempio su tutti è Marco Penge, protagonista di una stagione straordinaria con due vittorie e la certezza di un futuro immediato sul PGA Tour. Penge è arrivato persino a sfiorare la wild card per la Ryder Cup, e molti pensano che, se Rasmus Højgaard non fosse entrato di diritto, la chiamata sarebbe toccata proprio a lui. Tutto questo dimostra che il sistema funziona, ma può essere ancora perfezionato. Personalmente credo che il DP World Tour dovrebbe riservare una ventina di carte in più, distribuite tra Challenge Tour e Qualifying School a discapito dell’ordine di merito che a quel punto premierebbe solo i primi 90.
Non c’è ancora nulla di ufficiale a riguardo ma mi auguro che le voci che circolano tra gli addetti ai lavori e che raccontano qualcosa di simile, diventino presto realtà. Intanto va dato atto agli organizzatori di aver ridato vita a un circuito che negli ultimi anni ha ritrovato una nuova identità ed è tornato ad essere una realtà piena di storie da raccontare.









