Indice dei contenuti
- 1 Allora Anna, come hai vissuto il passaggio dal golf amatoriale a quello professionistico? Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a fare il grande salto?
- 2 Questa è la tua prima stagione sul Ladies European Tour: che emozioni hai provato all’esordio?
- 3 Quali sono le principali sfide che hai incontrato nei primi tornei e come le stai affrontando?
- 4 Lavori con un team? Coach, mental coach, preparatori atletici: chi sono le persone chiave dietro al tuo successo?
- 5 C’è un colpo del tuo repertorio che consideri la tua “firma”?
- 6 Com’è la vita sul Tour, tra viaggi, campi sempre diversi e nuove sfide ogni settimana?
- 7 Hai delle golfiste a cui ti ispiri o che ammiri particolarmente, anche sul piano umano oltre che sportivo?
- 8 Che rapporto hai con le altre golfiste italiane presenti sul LET? C’è una sorta di “team Italy” anche in questo contesto?
- 9 Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione? E quali sogni ti porti nel cuore per il futuro?
Dalla Nazionale giovanile italiana ai fairway del Ladies European Tour, il percorso di Anna Zanusso è un esempio di determinazione, passione e crescita continua. Classe 2000, veneta, con un passato da protagonista nel college golf americano, ha deciso di fare il grande salto verso il professionismo seguendo il suo istinto e il piacere ritrovato di competere. Oggi affronta il suo anno da rookie sul LET con entusiasmo, grinta e consapevolezza, portando con sé sogni ambiziosi e valori profondi, come la gratitudine verso chi l’ha sostenuta — da Annika Sörenstam, sua mentore d’eccezione, alle compagne di viaggio Alessandra Fanali e Alessia Nobilio, con cui forma un affiatato “Team Italy”.
In questa intervista ci racconta il dietro le quinte della vita da tour, le sfide vissute da giovane professionista, le emozioni delle prime gare e l’orizzonte di sogni che la spinge ogni giorno a mettersi in gioco. Un viaggio autentico, fatto di scelte ponderate, spirito di adattamento e un pizzico di leggerezza: perché, come dice lei stessa, “questa stagione voglio soprattutto divertirmi e godermela”.
Allora Anna, come hai vissuto il passaggio dal golf amatoriale a quello professionistico? Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a fare il grande salto?
Diciamo che non c’è stato un momento preciso nel quale ho deciso di diventare professionista ma proprio fino all’ultimo anno di college ero un po’ indecisa se diventare professionista oppure no. Ma proprio in quel momento ho iniziato a giocare meglio e ho visto dei miglioramenti, mi stavo divertendo e quindi ho deciso di darmi una chance. Poi ad aprile dell’anno scorso sono stata selezionata per far parte dell’Anica Foundation Ambassador e ho visto che comunque c’erano persone che credevano in me, che volevano investire in me e quello mi ha dato una carica in più. Il passaggio al professionismo devo dire che l’ho vissuto in maniera piuttosto tranquilla, penso di aver aspettato il momento giusto per farlo, sapevo a cosa andavo incontro. Devo dire che per me c’è stato un grande cambiamento però l’ho visto in maniera molto tranquilla senza troppe pressioni o paure.
Questa è la tua prima stagione sul Ladies European Tour: che emozioni hai provato all’esordio?
Alla prima gara ero piuttosto tesa perchè ho visto ragazze molto più esperte di me e che sapevano come muoversi, che sapevano già come funzionasse il tour e tutto. Quindi mi sono sentita un pò più piccola rispetto a loro, ma penso che questo faccia parte del gioco. Poi dalle prime gare ho capito che sono tutte molto amichevoli e pronte ad aiutarti e che il mio gioco era all’altezza del tour, adesso sono più tranquilla. La tensione delle prime gare si era fatta sentire, poi è andata meglio di gara in gara.
Quali sono le principali sfide che hai incontrato nei primi tornei e come le stai affrontando?
Le principali sfide sono proprio quelle del viaggiare da sola, sono sempre stata abituata a viaggiare con i coach della nazionale o con il coach dell’università di Denver e con le squadre. Viaggiare da sola è un po’ diverso, non hai nessuno che ti possa aiutare in campo sulla gestione proprio della strategia, delle emozioni, nessuno che possa controllare lo swing, devi fare tutto da sola. Non hai neanche qualcuno con cui parlare del tuo gioco dopo un giro di gara, è vero che posso mandare i video dello swing e parlare con i miei coach dal telefono però non è la stessa cosa. Questa è stata un po’ la difficoltà e anche la difficoltà di non avere un caddie fisso, però in tutto questo ci stiamo lavorando.
Lavori con un team? Coach, mental coach, preparatori atletici: chi sono le persone chiave dietro al tuo successo?
Il mio è un team molto piccolo, Alex Senoner è il mio coach, lui si occupa di tutti i settori del gioco, gioco lungo, corto e putt. Marco Iuzzino è il mio preparatore atletico, sto con lui da poco meno di un anno ma ci sono già stati degli ottimi miglioramenti a livello atlantico e poi ho un team di manager, Trinifold Sports Management, una società inglesi che sono con me da quando sono diventata professionista. Poi considero la mia famiglia e il mio ragazzo parte del mio team, perché loro mi supportano e sopportano in qualsiasi parte del mondo io sia, con loro possa parlare di tutto, forse loro fanno il lavoro più duro. Adesso stiamo cercando anche un mental coach, però finché non troviamo quello più adatto alle mie esigenze resto con il mio team piccolo ma efficace.
C’è un colpo del tuo repertorio che consideri la tua “firma”?
Non c’è proprio un colpo specifico che considero la mia firma, però forse il tee shot e il drive magari non potentissimo ma spesso preciso, forse questo potrebbe essere considerata la mia firma
Com’è la vita sul Tour, tra viaggi, campi sempre diversi e nuove sfide ogni settimana?
La vita sul tour è molto dinamica. Nei primi quattro mesi della stagione ho viaggiato tantissimo: siamo stati in Australia, Sudafrica, Marocco e Corea. Sono viaggi lunghi, spesso verso destinazioni molto distanti, ma riescono a essere anche divertenti. Quando abbiamo un po’ di tempo libero, cerchiamo sempre di uscire dal contesto del golf e degli hotel per visitare i luoghi in cui ci troviamo. È uno dei privilegi di questa vita: grazie al golf possiamo vedere posti che altrimenti sarebbe difficile conoscere. Dal punto di vista tecnico, ogni settimana è una sfida nuova. I campi sono diversi, le condizioni climatiche cambiano continuamente, le erbe dei fairway e dei green variano: a volte trovi green velocissimi, altre volte lenti. Bisogna sapersi adattare in fretta, essere pronti a competere in qualsiasi contesto. Ovviamente ci sono anche delle difficoltà — fisiche, logistiche, legate ai viaggi — ma tutto ruota attorno alla capacità di adattarsi. Col tempo impari a gestire tutto questo e a trovare il tuo equilibrio.
Hai delle golfiste a cui ti ispiri o che ammiri particolarmente, anche sul piano umano oltre che sportivo?
Sarò un po’ di parte, ma per me Annika Sörenstam è sempre stata una grande fonte di ispirazione. Fin dal 2018 sono rimasta in contatto con lei, e successivamente ho avuto l’onore di entrare a far parte dell’Annika Foundation Ambassador Program. In quell’occasione, Annika è stata davvero una sorta di mentore per me. Ho avuto il privilegio di parlarle direttamente, e mi ha dato consigli preziosi su come affrontare le difficoltà del primo anno sul tour. Non solo è stata una grandissima campionessa per i suoi risultati straordinari, ma oggi continua a essere un punto di riferimento fondamentale per noi ragazze, sia a livello amatoriale che professionistico. Il lavoro che sta portando avanti per supportare e ispirare le nuove generazioni è davvero esemplare. A lei devo molto: sono profondamente grata di poterla ancora sentire, avere la possibilità di chiederle consiglio e parlare con lei quasi in qualsiasi momento. È un onore raro e prezioso.
Che rapporto hai con le altre golfiste italiane presenti sul LET? C’è una sorta di “team Italy” anche in questo contesto?
Con Alessandra Fanali e Alessia Nobilio ho un rapporto davvero speciale. Siamo cresciute insieme nella Nazionale italiana: abbiamo condiviso tanti viaggi, tornei, esperienze fin da quando eravamo piccole. Oggi ritrovarci tutte e tre sullo stesso circuito è non solo divertente, ma anche un grande vantaggio. Viaggiamo spesso insieme, condividiamo il campo prova, le cene, i momenti fuori dal golf. In un certo senso, l’Italia si è un po’ ricompattata anche qui sul tour, ed è bellissimo avere delle persone con cui parlare, confrontarsi, ridere — e soprattutto con cui condividere tutto questo percorso. Siamo amiche da sempre e sono davvero felice di avere loro due al mio fianco in questa avventura.
Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione? E quali sogni ti porti nel cuore per il futuro?
Per questa stagione non mi sono posta obiettivi troppo rigidi. Essendo il mio anno da rookie, voglio semplicemente divertirmi e godermi l’esperienza, vivere ogni torneo con entusiasmo e crescere passo dopo passo. Detto questo, ovviamente mi piacerebbe riuscire a centrare qualche top ten, e perché no, magari anche a vincere una gara! L’obiettivo principale è comunque tenere la carta, consolidare la mia presenza sul tour e costruire una base solida per il futuro. A lungo termine, il sogno è naturalmente quello di approdare in America. Non so ancora se affronterò la Q-School per il LPGA Tour già quest’anno, ma l’idea c’è e ci sto riflettendo. Un giorno mi piacerebbe davvero giocare stabilmente sul LPGA: è un obiettivo ambizioso, ma ci credo.








