Prati sconfinati, castelli, scenari da favola. Ian Woosnam è germogliato dal grembo di un Galles che offre paesaggi da favola sospesi tra realtà e mito. Lui, però, a questa favola ha voluto mettere un’impronta del tutto personale imbracciando una mazza da golf con una missione precisa: diventare un number one. Detto e fatto. Cinquantadue tornei vinti e la nomea di uno dei migliori golfisti di tutti i tempi. E, se si guarda alle spalle a 66 anni d’età, Ian principe di Gallese benedice la scelta fatta a suo tempo di trascorrere la sua vita tra field, mazze e palline. Non sarà certamente né un caso e tantomeno una svista se il periodico Golf Digest, una delle bibbie viventi e scriventi dello sport di mazze e palline, lo ha classificato al tredicesimo posto tra i Top 50 del golf versione evo moderno. E forse nessuna definizione per spiegare il perché di quella scelta fu più azzeccata: “un grande bombardiere degli anni ottanta – scrisse Golf Digest- diventato poi anche vincente, tirava il drive a 300 yard con legni in persimmon e palle balata, quella stagione conquistò sette titoli tra cui anche il suo primo e unico major, il Masters”.
Trovare un albo d’oro nel quale il suo nome non abbia cittadinanza è praticamente un’impresa. E certo scorrere tutti e quarantaquattro i tornei rischierebbe di dare al pezzo le dimensioni di una tesi di laurea. Il talento gallese, insignito peraltro del titolo dell’Ordine dell’Impero Britannico, si è messo in tasca 2 vittorie nel Pga Tour, 28 nell’European e un Master Tournament nel 1991, giusto per citare i suoi allori più scintillanti. Nel 1993 , al Murphy.s English Open, mandò in frantumi i sogni di vittoria di Costantino Rocca. Un altro giorno che Woosnam ricorderà con indubbio gaudio è il 18 settembre 1994 quando, al Dunhill British Masters, ebbe la meglio su un “certo” Severiano Ballesteros che aveva peraltro già superato al Suze Open del 1987. All’elenco si aggiungono otto partecipazioni alla Ryder Cup in cui fu anche capitano. Le prime, buone vibrazioni che avvertì in se stesso con una mazza da golf tra le mani furono al Llanymnech Golf Club, tra Galles e Inghilterra, dove ebbe modo di giocare insieme con un’ altra firma dorata del golf britannico, lo scozzese Sandy Lyle. E narrano gli annali golfistici che, per mettere da parte sempre più denaro per assecondare la sua passione, fece interi pasti a base di soli fagioli al forno. Con un pensiero in testa: che vuoi che sia qualche rinuncia culinaria se poi ti aspetta il sogno che ti sei accarezzato ben bene e, perdipiù, se quel sogno ti fa poi salire più volte sul tetto del mondo a suon di trionfi? Woosie, come lo soprannominano gli amici, non ha smesso di crederci. E, dopo lo sbarco tra i professionisti nel 1976, nel 1982 mette in bacheca il primo torneo, lo Swiss Open dove, dopo uno spareggio, pianta in asso lo scozese Bill Longmuir.
La splendida favola che andava costruendosi non soddisfaceva soltanto il palato delle sue aspirazioni autorealizzative a suon di drive e putt, ma gli dava anche buone soddisfazioni in termini di pecunia. Fu, infatti, nel 1990 il primo a guadagnarsi 1.062.662 dollari. Per cinquanta settimane filate si tenne stretta la qualifica di numero uno del golf mondiale. Il Volvo Championship del 1997 fu l’ultima volta in cui riuscì a mettere la sua firma nell’albo d’oro di un torneo. Da settembre 2010 figura nella Welsh Sports Hall of Fame, segno del grande lustro che ha saputo dare al suo paese facendolo conoscere in tutto il mondo. A 43 anni divenne il giocatore più anziano ad avere messo le mani sul World Match Play Championship.
Uomo di grande talento sul campo da golf, ma anche di notevole cuore nella vita di tutti i giorni. Ne fa fede l’occasione in cui non esitò ad aiutare un’associazione di volontariato che aveva organizzato un barbecue di beneficenza allo scopo di raccogliere fondi. ”Ho ricevuto una telefonata da uno dei nostri più vecchi amici, Ian Woosnam – disse un esponente di questo sodalizio – dicendo che voleva aiutare in ogni modo possibile, così abbiamo avuto l’idea di un’asta privata per avere la possibilità di giocare al fianco dell’ex capitano della Ryder Cupe e campione degli Stati Uniti Masters”. Il risultato fu il raccoglimento di una grande somma di denaro che fece di Woosie un numero uno anche nel campo del sociale. E portò l’associazione a ringraziarlo “per averci generosamente offerto il suo tempo per aiutarci a raccogliere fondi”. Lo scorso maggio, Ian il plurivincente inaugurò il Legends tour nelle Isole Barbados nella suggestiva Apes Hill. In definitiva, una leggenda che non smette di guardare al golf, suo respiro di vita e suo vestito su misura da un’intera esistenza, con la passione e l’entusiasmo di quando dominava sui green. Ogni biografia del golf non può prescindere dall’occuparsene diffusamente.









