Ciao, sono Gigi Jannuzzelli, e questo è il primo episodio della mia nuova rubrica “Il punto di G” su Golf Magazine. Vi racconterà come ho iniziato a giocare a golf, perchè ho iniziato, come è nato il mio lavoro e perchè sono diventato Gigi. Buona Lettura!
La passione per il golf è nata grazie a mio padre, che è sempre stato un tennista, ma dopo un infortunio ha cominciato a giocare a golf perché i suoi amici l’hanno un pò tirato dentro. Lui era uno di quelli della serie, ma il golf è per vecchi e io non ci giocherò mai perché sono un atleta. Invece poi si è innamorato. Avevo più o meno sei anni, lo accompagnavo in campo pratica e guardandolo praticare e ascoltando qualche lezione, ho cominciato a tirare anch’io, almeno provavo ad imitarlo. Mi è stato regalato il primo bastone da uno dei maestri dove mio padre aveva cominciato, che è a Mollinetto, poi ci siamo trasferiti alle Rovedine perché eravamo più vicini di casa, quindi alle Rovedine c’è stata un po’ la mia formazione e poi è dove è iniziata anche la mia carriera golfistica, ancora oggi sono orgogliosamente iscritto alle Rovedine.
All’inizio era una cosa che facevo nel periodo estivo dove avevamo una casa al Conero, dove proprio in quel periodo stavano aprendo il Golf del Conero e quindi insieme a mio padre andavamo a giocare. A 11 -12 anni ho iniziato a fare sul serio. Alle Rovedine ho cominciato a giocare insieme ad altri ragazzini e quindi io mi sentivo parte di un gruppo. Sono sempre stato più o meno il più grande del gruppo dei ragazzini che giocava. E da lì non mi sono più fermato.
Ho fatto le giovanili, poi dalle giovanili sono passato alle gare nazionali, ufficiali, internazionali. Sono andato handicap sotto zero abbastanza presto, vado a memoria avevo più o meno 20 anni. Ho giocato fino ai 30 poi smesso la fase agonistica. Ho fatto un sacco di gare nazionali e internazionali, ho giocato gli europei, è stato un bel periodo, anche piuttosto lungo, che mi ha accompagnato dal liceo fino alla fine dell’università. Poi chiaramente dopo i primi anni di lavoro avevo sempre meno tempo, poi anche un paio di infortuni mi hanno fatto giocare sempre meno.
Volete sapere da cosa sono stato ispirato? Sono stati diversi i momenti che mi hanno ispirato, chiaramente all’inizio mio padre, vederlo giocare, divertirsi, tirare forte così era fantastico e poi dopo mio padre ci sono stati tutti i ragazzi più grandi, quindi intanto per darvi un ‘idea Franco Piras, Roberto Piras, che sono figli del proprietario delle Rovedine, poi ho cominciato a guardare anche i giocatori del tour. Devo dire che non sono mai stato uno particolarmente attratto dal gioco dei professionisti e non sono mai stato uno particolarmente attratto da un giocatore in particolare. Diciamo che della mia epoca il giocatore che mi piaceva di più era Sergio Garcia, perché era giovane e bravo, però alcune cose per esempio del suo carattere a me non piacevano, quindi non ho mai preso un giocatore.
Non sono un super tifoso di Tiger, soprattutto del primo Tiger. Sono quasi più tifoso oggi di un Tiger malandato che non dei primi Tiger che macinava record su record. Quindi ho sempre cercato un po’ di guardare e di costruirmi mentalmente uno stereotipo di golfista che a me piacesse prendendo un pochino da tutti, da Big Easy a Fred Cappols. Diciamo che tra tutti la storia dietro a Bobby Jones sicuramente è quella che mi ha sempre un po’ incuriosito di più. Anche perché mi piaceva molto quell’idea molto romantica del fatto che lui fosse sempre rimasto dilettante e non si fosse piegato al vil denaro acquisito soltanto per meriti di gioco. E quindi in realtà la mia filosofia è poi sempre stata un po’ quella, cioè divento un professionista di un settore poi nel caso specifico lo sono diventato di un settore legato al golf. L ‘idea di diventare un professionista giocatore, un professionista come allenatore non mi è mai piaciuta, forse molto per retaggio di come era la vita di Bobby Jones, che tra l ‘altro ha studiato legge, lui è diventato anche avvocato. Io no, lo ho solo studiato legge, però è una cosa che si accomuna diciamo.
Al prossimo episodio, ci sta!









