Il terremoto che sta attraversando LIV Golf non sembra destinato a trasformarsi in un lasciapassare per tornare immediatamente sul PGA Tour. Anzi, il messaggio arrivato dai vertici del circuito americano è piuttosto chiaro. Il CEO Brian Rolapp ha confermato che il PGA Tour non sta attualmente valutando la riapertura del Returning Member Program, il percorso straordinario introdotto all’inizio del 2026 e utilizzato da Brooks Koepka per rientrare nel circuito.
Una presa di posizione che assume un peso ancora maggiore dopo che LIV Golf ha presentato istanza di protezione fallimentare secondo il Chapter 11 negli Stati Uniti, aprendo una fase di profonda incertezza sul futuro del progetto e, inevitabilmente, dei giocatori ancora legati al circuito.
Nessuna corsia preferenziale per i giocatori LIV
Il concetto espresso da Rolapp ruota attorno a tre principi che il PGA Tour considera fondamentali: meritocrazia, rispetto delle regole e responsabilità per le proprie decisioni. Questo non significa necessariamente che un giocatore proveniente da LIV Golf non possa più tornare sul PGA Tour. Significa però che, allo stato attuale, non è prevista una nuova finestra straordinaria che permetta ai grandi nomi di rientrare rapidamente seguendo un percorso simile a quello concesso a Koepka.
Ed è proprio qui che la vicenda diventa particolarmente interessante. Il Returning Member Program era stato introdotto a gennaio come iniziativa limitata e temporanea. Per accedervi erano stati stabiliti criteri sportivi molto selettivi, riservati a giocatori che avessero conquistato alcuni dei più importanti titoli del golf mondiale tra il 2022 e il 2025.
Koepka aveva accettato condizioni molto pesanti per rientrare, compresa la rinuncia per cinque anni alle potenziali quote del Player Equity Program, con un valore stimato dal PGA Tour all’epoca tra 50 e 85 milioni di dollari, oltre a un contributo benefico di 5 milioni. Quella finestra, però, era stata presentata fin dall’inizio come un’opportunità eccezionale e non come un precedente destinato a diventare permanente.
Cosa succede ora a Rahm, DeChambeau e agli altri big?
Inevitabile pensare adesso ad alcuni dei nomi più importanti ancora associati a LIV Golf.
Jon Rahm e Bryson DeChambeau erano tra i giocatori che avrebbero potuto soddisfare i criteri sportivi previsti dal Returning Member Program originale, insieme a Cameron Smith.
La situazione attuale, tuttavia, è completamente diversa.Secondo la linea indicata dal PGA Tour, prima ancora di discutere un eventuale ritorno sarà necessario considerare la situazione contrattuale dei singoli giocatori. Chiunque voglia tornare dovrà essere libero dagli impegni con LIV Golf e sottostare alle regole previste dal circuito americano. Non sembra esserci, dunque, alcuna intenzione di concedere una sorta di amnistia collettiva nel caso in cui altri giocatori decidessero di lasciare LIV.
Il PGA Tour detta le condizioni
La strategia di Rolapp appare quindi precisa: il PGA Tour non vuole farsi dettare tempi e condizioni dalla crisi del circuito rivale. Chi vorrà eventualmente tornare dovrà farlo all’interno delle regole stabilite dal Tour e affrontare le conseguenze previste per chi aveva scelto di lasciare il circuito. È un passaggio che potrebbe avere ripercussioni importanti anche sul DP World Tour, perché per alcuni giocatori europei il circuito potrebbe rappresentare uno dei percorsi attraverso cui ricostruire progressivamente la propria posizione nel golf tradizionale.
Il PGA Tour, intanto, guarda già al proprio futuro e alla profonda trasformazione prevista dal 2028, quando entrerà in funzione il nuovo modello competitivo articolato su due livelli. Il paradosso è evidente: mentre il PGA Tour sta progettando la propria nuova struttura, la crisi di LIV Golf potrebbe rimettere improvvisamente sul mercato alcuni dei giocatori più forti e conosciuti al mondo. Ma il messaggio arrivato da Rolapp è inequivocabile: essere una superstar, questa volta, potrebbe non bastare per ottenere una scorciatoia verso il PGA Tour.









